Genitori non si nasce (e a volte non si diventa)

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Genitori non si nasce (e a volte non si diventa). Comunicare per essere® podcast, la comunicazione per la crescita personale, Annarosa Pacini

 

Genitori e figli, riconoscere le responsabilità

Cosa significa essere genitori e figli(biologici e adottivi)
Intanto, vorrei condividere con te la definizione di “genitore” che preferisco e ritengo più veritiera e applicabile nella vita reale. E’ tratta dalla filosofia buddista: “I veri genitori sono quelli che allevano i figli aiutandoli a diventare adulti eccellenti”.
Sulla base di questo modello i genitori possono adempiere il proprio ruolo di genitori perché i loro figli hanno già in sé tutto ciò che occorre loro per diventare uomini e donne capaci.
In altri termini, un genitore riesce ad aiutare il proprio figlio a realizzare pienamente se stesso perchè sa riconoscere la sua bellezza, la sua reale natura originaria (non l’immagine che ha dentro di sé di ciò che un figlio dovrebbe essere).
Puoi essere “genitore” quando sei profondamente consapevole che ogni essere umano può dare il meglio di sè, e che ognuno di noi, anche tu, può aiutare gli altri in questo percorso.
In questo senso, tutti siamo genitori e tutti siamo figli. Anche quando non è facile, soprattutto se tra genitori e figli, tra persone e persone, vi sono differenze di visioni, di sensibilità, di modi di essere.
La “vera” genitorialità è quella che ti permette di sostenere l’altro per la sua evoluzione umana, a prescindere dai tuoi limiti, dalle tue paure, dai tuoi desideri e dai tuoi egoismi, una capacità di amare e sostenere centrata sull’individuo e finalizzata alla felicità di tutti gli esseri umani. Perché non ci sono figli felici con genitori infelici, e ugualmente, genitori felici con figli che felici non sono.
questa prospettiva, mentre ti parlo sono anche io un genitore, in questa prospettiva, riesco a vedere la tua bellezza, e vorrei davvero che tu potessi realizzarla al cento per cento, esprimendo appieno il tuo valore- manifestando la tua natura originaria. Lo stesso puoi fare tu ogni giorno ed ogni momento, nella tua vita. E poiché incontriamo persone che possono sostenerci, siamo in ogni momento anche nella condizione di figlio.
Consigli per diventare (buoni) genitori e (buoni) figli
Passando dalla teoria alla pratica, per essere o diventare un genitore migliore, per prima cosa, devi essere sincero con te stesso. Se sei una persona irascibile, inutile stupirti se tuo figlio alza la voce con te, sicuramente lo hai fatto prima tu. Se sei una persona iper-ansiosa, inutile arrabbiarti con tua figlia se non ascolta i tuoi consigli, lei non è te. La prima cosa da fare, è capire chi sei veramente, e, anche per te, liberarti dai tuoi condizionamenti. D’altronde, prima o poi, qualcuno la catena la deve interrompere. Perché non puoi essere tu?
Nel momento in cui ti riconosci per ciò che sei, e solo da quel momento in poi, hai davvero la possibilità di essere ciò che vuoi.
Ti racconto una storia (come sempre, reale, tratta dalla mia esperienza professionale).
Una volta, c’era un padre sempre arrabbiato con il figlio. Lo sgridava spesso, anche per delle piccolezze, e più lo sgridava, più gli sembrava che il figlio si comportasse apposta per farlo arrabbiare.
Avevano iniziato questo duello quando il figlio era piccolo, io l’ho incontrato, questo padre, che il figlio era nella fase pre-adolescenziale. A quel punto, lui era convinto addirittura di non sopportarlo, e che non gli piacesse. Erano molto diversi, in effetti, ma entrambi due belle persone. Con il padre, Stelvio (nome di fantasia), ho lavorato con la grafologia evolutiva®. Aveva una scrittura piena di caratteristiche di grande vivacità, ma anche di superficialità e aggressività. Quando lo ha capito, ha iniziato ad osservare tutto in modo diverso. A capire che erano le sue parole, il suo modo di fare, le sue attese a ferire per prime il figlio, il resto, era una conseguenza.
Spesso, nelle parole che i genitori dicono, ci sono giudizi e pre-giudizi. Per questo, bisogna capire cosa condiziona la tua visione. I pre-concetti che vengono dalla tua vita. Superato questo momento, con una buona dose di coraggio, non dovrai fare altro che capire bene cosa vuoi trasmettere a tuo figlio, come vuoi aiutarlo e sostenerlo, quali modelli intendi trasmettergli, non solo a parole, prima di tutto, con l’esempio.
Con il figlio di Stelvio, Spartaco, ho lavorato soprattutto sugli aspetti relazionali, perché comprendesse meglio la vera natura del padre, così ha imparato a volergli bene di nuovo, perché non si sentiva più sempre giudicato e svilito, anzi, addirittura, una volta che ha saputo riconoscere il suo valore, è riuscito anche a sostenere Stelvio. Perché, come ti dicevo, il ruolo di genitore e figlio, nella vita, dipendono dai momenti e dalle relazioni.
Poi, se sei un tipo simpatico, paziente, non temi le sfide, ti piace crescere e vuoi migliorare la tua vita ed anche quella degli altri, ancora meglio. Sarai un genitore e un figlio di grande valore.
Se sei un figlio che ha genitori che non lo supportano, fai come Spartaco, impara a vederli come esseri umani, nella loro umanità. Qualcosa ti piacerà di più, qualcosa di meno, ma non saranno più la tua gabbia. Saranno solo degli esempi di vita e relazioni da cui potrai decidere di allontanarti, per cercare i tuoi.
Superare le sofferenze, liberare la vita
Per chi ha dietro le spalle un rapporto che gli ha prodotto tanta sofferenza, e lasciato tanti segni, nell’animo e nella vita, inutile sprecare energie a recriminare e a condannare. Usale per andare avanti, per realizzare i tuoi sogni più profondi. Vedi, non dico “più grandi”, vanno bene anche piccoli, purchè profondi e veri.
Comprendere che ogni genitore è soprattutto un essere umano, con tutto il suo bagaglio di vita e sofferenza, di speranze e sogni, aiuta a contestualizzare. Una persona che non riesce ad essere un bravo genitore, un genitore equilibrato, soddisfatto, felice, è perché non è una persona soddisfatta, equilibrata, felice, e, si sa, l’infelicità crea infelicità. Vai oltre, esci fuori dagli schemi che ti hanno condizionato, cerca il vero te e realizzalo. Per te, non per altri.
Quindi, genitori non si nasce, a volte non si diventa, ma si può sempre essere migliori.
E se sei interessato a conoscere il mio metodo, e magari ad utilizzarlo per la tua crescita personale, scrivi a info@annarosapacini.com o telefonami, al 3396908960. Dal life coaching grafologico evolutivo al profilo grafologico al corso intensivo di comunicazione, tanti strumenti a tua disposizione, tra i quali potrai scegliere il più adatto a te. Su questo sito trovi sempre tutti gli aggiornamenti.
E se vuoi, lascia un commento sulla mia app e la tua recensione su iTunes, su App Store o Google Play.
L’aforisma della puntata è di Maria Montessori
“Questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e seguire il nostro cammino”
Il brano musicale si intitola “Uplifting memories”.
Lascia andare i ricordi che ti rattristano. E costruisci ricordi nuovi, e bellissimi. Perché è fondamentale che tu sia anche, prima di tutto, il genitore di te stesso.
Grazie per essere stato con me. Ti aspetto alla prossima puntata.

https://annarosapacini.com/genitori-non-si-nasce-e-volte-non-si-diventa/

 

Kierkegaard – LA DISPERAZIONE DEL FINITO.

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Mancare di infinità è limitatezza, ristrettezza disperata … limitatezza e ristrettezza che consiste nell’aver perduto se stesso senza però annientarsi nell’infinito, ma al contrario rendendosi completamente finito, fino a essere diventato, invece dell’io che uno è, un numero, un uomo in più, una ripetizione in più in quella monotonia eterna.
La ristrettezza disperata è mancanza di originalità, ovvero significa essersi privato della propria originalità, essersi, in un senso spirituale, evirato.

lartedeipazzi.blog/…/kierkegaard-la-disperazione-del-finito

La differenza tra voler bene e amare spiegata da Il Piccolo Principe

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Voler bene e amare sono entrambi sentimenti meravigliosi, ma diversi. Tutti (o quasi) abbiamo un proposito fermo e irremovibile nella nostra vita:amare qualcuno con tutte le nostre forze.

Ci pensiamo e lo desideriamo ardentemente per il semplice fatto che lo riteniamo il cammino giusto per la felicità. E non ci sbagliamo quando pensiamo che un attaccamento sano sia indispensabile per stare al mondo.
Tuttavia, per qualche motivo, finiamo per confondere il voler bene con l’amare; di conseguenza, riempiamo il nostro zaino emotivo di falsi “ti voglio bene” e di “ti amo” vuoti.
La saggezza emotiva nei dialoghi di Il Piccolo Principe

Saint-Exupéry, attraverso l’opera Il Piccolo Principe, ci regala un passaggio bellissimo, che oggi vogliamo proporvi con l’intenzione di fare luce su questa potente realtà emotiva che riguarda tutti noi.

«Ti amo» – disse il Piccolo Principe.

«Anche io ti voglio bene» – rispose la rosa.
«Ma non è la stessa cosa» – rispose lui. – «Voler bene significa prendere possesso di qualcosa, di qualcuno. Significa cercare negli altri ciò che riempie le aspettative personali di affetto, di compagnia.


Voler bene significa rendere nostro ciò che non ci appartiene, desiderare qualcosa per completarci, perché sentiamo che ci manca qualcosa.»

Voler bene significa sperare, attaccarsi alle cose e alle persone a seconda delle nostre necessità. E se non siamo ricambiati, soffriamo. Quando la persona a cui vogliamo bene non ci corrisponde, ci sentiamo frustrati e delusi.
Se vogliamo bene a qualcuno, abbiamo alcune aspettative. Se l’altra persona non ci dà quello che ci aspettiamo, stiamo male. Il problema è che c’è un’alta probabilità che l’altro sia spinto ad agire in modo diverso da come vorremmo, perché non siamo tutti uguali. Ogni essere umano è un universo a sé stante.


Amare significa desiderare il meglio dell’altro, anche quando le motivazioni sono diverse. Amare è permettere all’altro di essere felice, anche quando il suo cammino è diverso dal nostro. È un sentimento disinteressato che nasce dalla volontà di donarsi, di offrirsi completamente dal profondo del cuore. Per questo, l’amore non sarà mai fonte di sofferenza.
Quando una persona dice di aver sofferto per amore, in realtà ha sofferto per aver voluto bene. Si soffre a causa degli attaccamenti. Se si ama davvero, non si può stare male, perché non ci si aspetta nulla dall’altro. Quando amiamo, ci offriamo totalmente senza chiedere niente in cambio, per il puro e semplice piacere di “dare”. Ma è chiaro che questo offrirsi e regalarsi in maniera disinteressata può avere luogo solo se c’è conoscenza.

Possiamo amare qualcuno solo quando lo conosciamo davvero, perché amare significa fare un salto nel vuoto, affidare la propria vita e la propria anima. E l’anima non si può indennizzare. Conoscersi significa sapere quali sono le gioie dell’altro, qual è la sua pace, quali sono le sue ire, le sue lotte e i suoi errori. Perché l’amore va oltre la rabbia, la lotta e gli errori e non è presente solo nei momenti allegri.

Amare significa confidare pienamente nel fatto che l’altro ci sarà sempre, qualsiasi cosa accada, perché non ci deve niente: non si tratta di un nostro egoistico possedimento, bensì di una silenziosa compagnia. Amare significa che non cambieremo né con il tempo né con le tormente né con gli inverni.
Amare è attribuire all’altro un posto nel nostro cuore affinché ci resti in qualità di partner, padre, madre, fratello, figlio, amico; amare è sapere che anche nel cuore dell’altro c’è un posto speciale per noi. Dare amore non ne esaurisce la quantità, anzi, la aumenta. E per ricambiare tutto quell’amore, bisogna aprire il cuore e lasciarsi amare.


«Adesso ho capito» – rispose la rosa dopo una lunga pausa.

«Il meglio è viverlo» – le consigliò il piccolo principe.
Un’altra interessantissima lezione a questo riguardo ci viene offerta dal buddismo. In esso si afferma saggiamente che, se si desidera un fiore, perché “gli si vuole bene”, lo si coglie e lo si porta con sé. Se lo si ama, invece, lo si innaffia ogni giorno e ci si prende cura di lui.

Per concludere, quando amiamo qualcuno, lo accettiamo per come è, restiamo al suo fianco e cerchiamo di lasciare sempre in lui tracce di felicità e di gioia. Perché i sentimenti devono venire dalla parte più profonda di noi per essere puri ed intensi.

Per questo motivo, è essenziale fare un esercizio interiore e chiederci se ci stiamo comportando nel modo giusto, se stiamo gestendo al meglio i nostri attaccamenti e i nostri sentimenti o se, invece, siamo confusi dalla smania di attribuire parole profonde e permanenti alle nostre relazioni.

La mente è meravigliosa

 

Un’Economia Compassionevole

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Anime risvegliate

Non è giustificabile acquistare un bene di lusso se si pensa che con quei soldi si potrebbe salvare una vita umana! – Peter Singer

Partendo da questa affermazione del filosofo Peter Singer, vorrei condividere con voi il mio pensiero circa il sistema economico globale.

Preciso fin da subito che non sono un economista pertanto questo mio scritto è da intendersi frutto di un uomo qualunque interessato al bene di questo mondo.

Da quanto mi è parso di comprendere possiamo definirci in un economia di mercato, ovvero ogni stato viene giudicato dal mercato in base a quanto veloce il suo reddito aumenta.

Uno stato pertanto gode di un certo prestigio se la media di reddito procapite e il prodotto interno lordo (PIL) aumenta anzichè diminuire.

Un economia simile non mostra il vero dato reale della situazione di benessere dei cittadini; a fronte del calcolo medio si possono avere delle disparità economiche anche abissali.

Questa economia però si dimentica di preoccuparsi come questo valore venga distribuito al suo interno. Esistono persone che guadagnano 10.000 euro al giorno e poi ci sono uomini che ne guadagnano 0.10 ! Nel calcolo statistico tutti influiscono a definire quel valore numerico che rende uno stato virtuoso o meno.

Il benessere degli individui è interconnesso; il trasferimento di beni economici dai ricchi ai poveri migliora il risultato economico globale. (altro…)